ungiornounastoria

Ogni giorno, una storia. Una storia al giorno. Come le mele.

Ah, look at all that lonely people

Guarda, quanta gente sola.

Eleanor Rigby raccoglie il riso nella chiesa: c’è appena stato un matrimonio. Lei vive in un sogno… aspetta alla finestra, si è appena messa la faccia che tiene in un vasetto vicino alla porta.

Ma per chi?

 

Tutta quella gente sola… da dove viene?

Tutta quella gente sola… a che luogo appartiene?

 

Padre McKenzie sta scrivendo il testo di una predica che nessuno ascolterà. Nessuno si avvicina.

Guardatelo lavorare, rammendarsi i calzini di notte, quando non c’è nessuno. Che gliene importa?

 

Tutta quella gente sola… da dove viene?

Tutta quella gente sola… a che luogo appartiene?

 

Eleanor Rigby è morta nella chiesa ed è stata seppellita insieme al suo nome.

Non è venuto nessuno.

Padre McKenzie si pulisce le mani mentre torna dalla tomba.

Non si è salvato nessuno.

 

Tutta quella gente sola… da dove viene?

Tutta quella gente sola… a che luogo appartiene?

 

(Rileggete tutto dopo aver cliccato qui.)

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Un mondo immenso

C’è un giovane liceale, bello e sfacciato, anche se all’inizio non lo dà a vedere, che esce una sera, quasi per scommessa, per rimorchiare. Ed esce nella zona della città più frequentata da gay. Rimorchia, o meglio si fa rimorchiare dal più spregiudicato cacciatore che si aggira per quei locali. La storia di una prima volta.

Fatalmente, si innamora: comincia a tampinare il falco, scappa di casa, si fa ospitare dalla mamma del migliore amico dell’uomo che l’ha sedotto, in qualche modo riesce a diventare parte della sua compagnia e della sua vita.

Probabilmente anche il migliore amico è innamorato di questa creatura della notte (che ha un enorme successo – e quindi una marea di soldi – anche di giorno). Che forse non sarà innamorato, ma certo è geloso di lui. Si sente meno giovane, e a volte anche un po’ solo, ma non vuole rinunciare al suo “mondo immenso”.

Non è tutto qui, ovviamente, ma sarebbe impossibile raccontare in dettaglio una serie (per quanto breve, appena 20 episodi tra la stagione 1 e la 2) come Queer as Folk. La versione inglese, l’originale, è del 1999-2000. Se si tolgono schermi di computer larghi 50 cm, cellulari grandi come mani e grossi come polsi, e qualche reperto archeologico musicale (ma solo nella seconda serie) sembra girato ieri. E infatti ne esiste un remake americano.

In Italia (la fonte è Wikipedia, perdonatemi) fu La7 ad acquistarne i diritti, per poi non mandarlo in onda. Comprensibile comunque, la serie è realmente abbastanza esplicite. Ma pensateci: noi in quegli anni guardavamo Dawson’s Creek.

Un assaggio? Ecco a voi. (Dedicato a tutti i dipendenti dal cellulare e, ovviamente, ai sentimentali).

Di ogni cosa bisogna vedere la fine

Dunque, per queste ragioni e per desiderio di osservare il mondo, Solone, lasciando la sua città giunse […] a Sardi presso Creso. […] Dopo che ebbe veduto ed esaminato ogni cosa, quando gli sembrò opportuno, Creso gli domandò: << Ospite ateniese, la tua fama è giunta fino a noi, a dirci della tua sapienza e dei tuoi viaggi; e che tu, per amore del sapere, hai percorso molte terre, per desiderio di conoscerle; ora mi è venuta voglia di chiederti se hai veduto un uomo che fosse il più felice di tutti. >> Faceva questa domanda sperando di essere lui l’uomo più felice; ma Solone non lo adulò affatto e in tutta sincerità gli disse: << Sì, o re, è Tello di Atene >>. Meravigliato per la risposta, Creso gli domandò con interesse: << Perché ritieni che sia Tello il più felice? >> Ed egli disse: << Tello, mentre la sua città fioriva, ebbe figli bravi e valorosi e vide nascere i loro figli, che rimasero tutti in vita; e mentre era in condizioni di agiatezza, per quanto è possibile fra noi, incontrò una fine gloriosa […]. Il racconto di Solone, sulla grande fortuna di Tello, spinse Creso a domandargli chi vedesse secondo dopo di lui, certo immaginando che avrebbe ottenuto, almeno, il secondo posto. Ma Solone disse: << Cleobi e Bitone. >>  […] Solone assegnò dunque a costoro il secondo posto nella graduatoria della felicità, ma Creso, sdegnato, disse: << Ospite ateniese, a tal punto riduci a nulla la mia felicità, da non ritenermi degno nemmeno di uomini comuni? >> […]

<< Nel lungo trascorrere del tempo, molte cose si vedono che non si vorrebbero vedere, e molte anche si subiscono. A settant’anni, infatti, pongo il limite della vita per un uomo: sono venticinquemila e duecento giorni, senza contare il mese intercalare; se poi un anno ogni due sarà più lungo di un mese, perché le stagioni vengano al momento giusto, in settant’anni i mesi intercalari sono trentacinque, e i giorni di questi mesi mille e cinquanta. Di tutti questi giorni, che sono ventiseimila e duecentocinquanta, non ce n’è uno che abbia qualcosa di simile all’altro. Pertanto, o Creso, tutto nell’uomo è affidato al caso. Tu sei molto ricco – mi sembra – e sei re di molti uomini: ma quel che mi hai chiesto io ancora non te lo dico, prima di saper se hai compiuto felicemente la tua vita. […] Chi è molto ricco, ma infelice, supera il fortunato in due cose soltanto, quest’ultimo invece supera in molte chi è ricco e infelice; l’uno ha maggiori possibilità di realizzare un desiderio, e di sopportare una grave sventura che gli cada addosso, l’altro non può sostenere una sciagura e soddisfare un desiderio allo stesso modo del primo, però la buona sorte lo tiene lontano da queste circostanze; e poi è sano, non soffre malattie, non subisce disgrazie, ha bravi figli e un bell’aspetto. Se in aggiunta a questo finirà anche bene la sua vita, questo è l’uomo che cerchi, colui che è degno di essere chiamato felice; però, prima che sia morto, attendi, e non chiamarlo ancora felice, ma solo fortunato.

Avere tutto questo è impossibile per l’uomo, così non esiste una terra che produca tutti i frutti che le sono necessari: alcuni ne ha, manca di altri, e quella che ne ha di più è la terra migliore. Così, nessun singolo uomo basta a se stesso, ma di una cosa è provvisto e di un’altra ha bisogno.

[…] Di ogni cosa bisogna vedere la fine a cui giungerà; a molti, infatti, il dio ha lasciato intravvedere la felicità, e poi li ha abbattuti completamente >>

(Erodoto, Storie, 1, 30-32, Trad. Luigi Belloni, da Il regno di Creso, Marsilio 2000)

Stump?

Di colpo aprì la porta del bagno e vide la luna piena. Lo sanno tutti, la luna piena fa impazzire la gente: la polizia, i vigili del fuoco e gli ospedali non lavorano mai quanto le notti in cui la luna è un disco bianco e rotondo, e c’è chiarore tutt’intorno alle cose.

Aprì la porta del bagno, vide la luna piena, vide la luce che la luna piena faceva, vide un’ombra nella luce della luna piena. L’ombra si mosse.

Stump! Fece l’elfo domestico, scendendo da una mensola e atterrando ai suoi piedi, se questa fosse una storia di incantesimi e magie.

Stump! Fece il suo coinquilino, chiudendo di scatto lo sportello del mobile, se questa fosse una storia di college e primi amori.

Stump! Fece un pipistrello, sbattendo contro la porta e planando sui capelli di lei, se questa storia fosse tetra ed oscura.

Stump! Fece il coboldo lasciando cadere una moneta d’oro sul tappeto e scomparendo, se questa fosse una fiaba.

Stump! Fece la finestra sbattendo, se ci fosse un serial killer pronto ad ucciderla, nell’altra stanza.

 

Ma finché non avete ancora capito che storia è questa, fatevi un giro a Venezia, o dentro a un film.

Stump!

Stump!

Sentì lei dal salotto. La casa era grande, e solitaria in quei mesi estivi. Andò in cucina a vedere se dalla porta a vetri si vedesse qualcosa. Tutto tranquillo, anche dalle altre finestre il grande giardino sembrava quieto come doveva essere. Le luci dei lampioni tremolavano arancioni, colorando più che rischiarando il buio intorno alla casa.

Stump!

Sentì lei di nuovo. Salì le scale, nell’oscurità fintanto che la luce bianca si accendeva. Al piano di sopra il buio e il silenzio erano perfino più intensi, finché la luce non si accese del tutto e il parquet non scricchiolò sotto i suoi piedi.

Dalla sua camera guardò verso la strada. Come al solito, oltre la recinzione le foglie si agitavano con un leggero fruscio. Era l’ora dei gatti: dormivano tutto il giorno, poi, giunta la sera ed il fresco, si aggiravano tra l’erba alta, incontrastati padroni del proprio territorio.

Stump!

Non poteva esserselo immaginato. Con cautela, aprì la porta del bagno e…

(e, per oggi, leggete il post su Vita di Pi. Buonanotte!)

Cups, You’re Gonna Miss Me: Evolution of a Song

Il post che volevo scrivere oggi l’ha già scritto AtomicSam. Ai video che posta lui aggiungo questo (che è quello da cui sono partita): https://www.youtube.com/watch?v=OEZHG7IB68I.
E se ve lo state chiedendo, sì, ho passato il pomeriggio a far ruotare un bicchiere di plastica.

AtomicSam

Anna_Kendrick_CupsA few weeks back an intensely cute song came over my car radio as I was making my way home from the office.  The diabetes-inducingly-sweet track, Cups (When I’m Gone) performed by Anna Kendrick, comes from the second volume of the Pitch Perfect soundtrack, More From Pitch Perfect.  I am not a fan of a cappella, and as such had no desire to see Pitch Perfect, but the song is undeniably catchy. Correctly assuming that it had not originated from the film I wanted to know more about it.

I found a lot of people arguing as to who wrote the tune and deserved credit for it.  It reminded me of the Glee/ Jonathan Coulton Baby Got Back controversy.    It took me all morning (and well into the afternoon) to untangle all of the misinformation out there about the song, and I figure there were…

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A qualcuno piace grigio

Non ai cagliaritani, però, che la brutta storia del Poetto se la sono legata al dito… Per loro, quella del Poetto è una delle tante storie sbagliate  legate alle amministrazioni. Non toccheremo la questione dei casotti, ancora molto calda, ma come vedete il vaso di Pandora sarebbe bello pieno…

I cagliaritani non hanno bisogno che si rinfreschi la memoria, anche se sono passati più di dieci anni. Per tutti gli altri, in breve, la storia è quella di una spiaggia bianchissima e dalla sabbia finissima che, a poco a poco, arretra per effetto del vento del mare. C’è chi progetta un ripascimento: ripescare in mare la sabbia necessaria a salvare la spiaggia. Solo che, quando questo avviene, la sabbia è grigia e grossa, tutt’altro che la stessa. Oggi pare che l’intervento sia stato dannoso e sostanzialmente inutile.

Oltre alla voce di Wikipedia, ben documentata con articoli più e meno recenti, potete approfondire la questione qui, sul sito dell’Associazione Parco Molentargius, dove si trova anche un rassicurante – se le cose non fossero andate in tutt’altra maniera – opuscolo della Provincia.

Dell’arrabbiatissimo Massimo Manca (realcaimani), trovate un post del 18 marzo scorso, ma non è il solo.

Anche l’Associazione Gruppo d’Intervento Giuridico è schierata, e contro, anche qui trovate una cronaca delle vicende a proposito del risarcimento.

E per farvi un’idea vostra, se passate per Cagliari, venite a fare un bagno sulla – grigia ma sempre cara ai cagliaritani – spiaggia del Poetto.

Il Poetto, stabilimento Il Lido – Foto Giuseppe Ungari da unionesarda.it

 

Avventure al mare

Facendo il bagno alla spiaggia di ***, alla signora Isotta Barbarino capitò un increscioso contrattempo. Nuotava al largo, e quando, parendole tempo di tornare, si girò verso riva, s’accorse che un fatto senza rimedio era accaduto. Aveva perso il costume da bagno.

Cose che capitano, durante la stagione estiva. Come rimediare? La signora Isotta Barbarino non si perde d’animo, “soffocò l’ansia che le cresceva dentro, cercò d’ordinare con calma i suoi pensieri”.

La signora Isotta e il suo costume nuovo, la signora Isotta e il suo corpo nudo, la signora Isotta e i molti nuotatori e avventori sulle barche. Passano le ore ma restano la vergogna e la paura. Come tornare a riva? A chi chiedere aiuto?

Il seguito si trova ne Gli amori difficili di Italo Calvino (L’avventura di una bagnante è del 1951). Ma questa non è la sola storia marina che si trova nel secondo volume dei Meridiani curati da Barenghi e Falcetto. Ci sono anche L’avventura di un lettore e L’avventura di un poeta, sempre ne Gli amori difficili; Pesci grossi pesci piccoli, negli Idilli difficili e un’intera sezione in Palomar (1983), Palomar sulla spiaggia: Lettura di un’onda, Il seno nudo, La spada del sole.

Buona lettura.

I ricordi sono una bella storia

“Quanto ci piaceva ballare, a me e a babbo. Mi portava sempre, alle feste, sai quante volte ce ne andavamo in questi posti, e ballavamo… E’ così che ci eravamo conosciuti. Io sapevo già ballare, a sette-otto anni, come una grande. Perché c’erano i comunisti che facevano le feste, per guadagnare un po’ di soldi, in quei saloni grandi grandi. E io sapevo ballare.

E c’era Zia, quella Piccola, che mi portava, per quello mi lasciavano andare, che ero già signorinetta. Lei non ballava, stava a guardare, ma le piaceva.

E si stava bene, erano altri tempi, si andava a ballare con babbo. Ma oggi chi mi porta? Oggi, le feste, le guardo in tv.”

 

Se potete chiedere un regalo ad una persona importante, fatele raccontare una storia, una storia di lei che non conoscete, che nemmeno immaginate.

Se volete fare un regalo ad una persona importante, la storia non chiedetela: siate pronti ed ascoltatela.

Già un mese?

Oggi post doppio, così recupero il buco prodotto tra il 5 e il 9 agosto.

Ecco, il punto fatto oggi si colloca a (quasi) esattamente un mese dall’apertura del blog.

La storia di oggi è una storia che continua.