ungiornounastoria

Ogni giorno, una storia. Una storia al giorno. Come le mele.

Categoria: Citazioni

Tu sai cosa davvero fa la differenza

Non so se sia la ripartenza, ma In ogni caso è vietato starsene con le mani in mano, perciò ecco un utilissimo sostegno che ci viene nientemeno che da Bukowski.

Un giorno mi prenderò la briga di tirar fuori un po’ di testi originali, per verificare cosa pubblicano tutti questi siti di cose creative, e magari vedere qualcuno di questi testi “in contesto”.

Per oggi ci accontentiamo della segnalazione, e del fumetto (entrambe vengono da zenpencils, che vi avevo già segnalato qui), anche se l’enorme capacità evocativa del testo lo rende quasi deludente…

A voi il link: http://www.brainpickings.org/index.php/2013/10/04/charles-bukowski-air-and-light-and-time-and-space/

Chi crea lo fa anche dopo 16 ore di miniera, o con 3 bambini e la cassa integrazione…

Aria, luce, spazio, tempo non fanno che offrire una vita più lunga in cui trovare nuove scuse per creare.

(C. Bukowski)

Nuove scuse per creare, non per rimandare.

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Gogol lo disse: “Il passato è una ferita aperta”

Un vecchio attore, un teatro vuoto, un suggeritore che è spalla e pubblico, rimpianti, Shakespeare. Molto Shakespeare.

Il canto del cigno di Kenneth Branagh.

La seconda parte è qui.

Ah, look at all that lonely people

Guarda, quanta gente sola.

Eleanor Rigby raccoglie il riso nella chiesa: c’è appena stato un matrimonio. Lei vive in un sogno… aspetta alla finestra, si è appena messa la faccia che tiene in un vasetto vicino alla porta.

Ma per chi?

 

Tutta quella gente sola… da dove viene?

Tutta quella gente sola… a che luogo appartiene?

 

Padre McKenzie sta scrivendo il testo di una predica che nessuno ascolterà. Nessuno si avvicina.

Guardatelo lavorare, rammendarsi i calzini di notte, quando non c’è nessuno. Che gliene importa?

 

Tutta quella gente sola… da dove viene?

Tutta quella gente sola… a che luogo appartiene?

 

Eleanor Rigby è morta nella chiesa ed è stata seppellita insieme al suo nome.

Non è venuto nessuno.

Padre McKenzie si pulisce le mani mentre torna dalla tomba.

Non si è salvato nessuno.

 

Tutta quella gente sola… da dove viene?

Tutta quella gente sola… a che luogo appartiene?

 

(Rileggete tutto dopo aver cliccato qui.)

Di ogni cosa bisogna vedere la fine

Dunque, per queste ragioni e per desiderio di osservare il mondo, Solone, lasciando la sua città giunse […] a Sardi presso Creso. […] Dopo che ebbe veduto ed esaminato ogni cosa, quando gli sembrò opportuno, Creso gli domandò: << Ospite ateniese, la tua fama è giunta fino a noi, a dirci della tua sapienza e dei tuoi viaggi; e che tu, per amore del sapere, hai percorso molte terre, per desiderio di conoscerle; ora mi è venuta voglia di chiederti se hai veduto un uomo che fosse il più felice di tutti. >> Faceva questa domanda sperando di essere lui l’uomo più felice; ma Solone non lo adulò affatto e in tutta sincerità gli disse: << Sì, o re, è Tello di Atene >>. Meravigliato per la risposta, Creso gli domandò con interesse: << Perché ritieni che sia Tello il più felice? >> Ed egli disse: << Tello, mentre la sua città fioriva, ebbe figli bravi e valorosi e vide nascere i loro figli, che rimasero tutti in vita; e mentre era in condizioni di agiatezza, per quanto è possibile fra noi, incontrò una fine gloriosa […]. Il racconto di Solone, sulla grande fortuna di Tello, spinse Creso a domandargli chi vedesse secondo dopo di lui, certo immaginando che avrebbe ottenuto, almeno, il secondo posto. Ma Solone disse: << Cleobi e Bitone. >>  […] Solone assegnò dunque a costoro il secondo posto nella graduatoria della felicità, ma Creso, sdegnato, disse: << Ospite ateniese, a tal punto riduci a nulla la mia felicità, da non ritenermi degno nemmeno di uomini comuni? >> […]

<< Nel lungo trascorrere del tempo, molte cose si vedono che non si vorrebbero vedere, e molte anche si subiscono. A settant’anni, infatti, pongo il limite della vita per un uomo: sono venticinquemila e duecento giorni, senza contare il mese intercalare; se poi un anno ogni due sarà più lungo di un mese, perché le stagioni vengano al momento giusto, in settant’anni i mesi intercalari sono trentacinque, e i giorni di questi mesi mille e cinquanta. Di tutti questi giorni, che sono ventiseimila e duecentocinquanta, non ce n’è uno che abbia qualcosa di simile all’altro. Pertanto, o Creso, tutto nell’uomo è affidato al caso. Tu sei molto ricco – mi sembra – e sei re di molti uomini: ma quel che mi hai chiesto io ancora non te lo dico, prima di saper se hai compiuto felicemente la tua vita. […] Chi è molto ricco, ma infelice, supera il fortunato in due cose soltanto, quest’ultimo invece supera in molte chi è ricco e infelice; l’uno ha maggiori possibilità di realizzare un desiderio, e di sopportare una grave sventura che gli cada addosso, l’altro non può sostenere una sciagura e soddisfare un desiderio allo stesso modo del primo, però la buona sorte lo tiene lontano da queste circostanze; e poi è sano, non soffre malattie, non subisce disgrazie, ha bravi figli e un bell’aspetto. Se in aggiunta a questo finirà anche bene la sua vita, questo è l’uomo che cerchi, colui che è degno di essere chiamato felice; però, prima che sia morto, attendi, e non chiamarlo ancora felice, ma solo fortunato.

Avere tutto questo è impossibile per l’uomo, così non esiste una terra che produca tutti i frutti che le sono necessari: alcuni ne ha, manca di altri, e quella che ne ha di più è la terra migliore. Così, nessun singolo uomo basta a se stesso, ma di una cosa è provvisto e di un’altra ha bisogno.

[…] Di ogni cosa bisogna vedere la fine a cui giungerà; a molti, infatti, il dio ha lasciato intravvedere la felicità, e poi li ha abbattuti completamente >>

(Erodoto, Storie, 1, 30-32, Trad. Luigi Belloni, da Il regno di Creso, Marsilio 2000)

Cups, You’re Gonna Miss Me: Evolution of a Song

Il post che volevo scrivere oggi l’ha già scritto AtomicSam. Ai video che posta lui aggiungo questo (che è quello da cui sono partita): https://www.youtube.com/watch?v=OEZHG7IB68I.
E se ve lo state chiedendo, sì, ho passato il pomeriggio a far ruotare un bicchiere di plastica.

AtomicSam

Anna_Kendrick_CupsA few weeks back an intensely cute song came over my car radio as I was making my way home from the office.  The diabetes-inducingly-sweet track, Cups (When I’m Gone) performed by Anna Kendrick, comes from the second volume of the Pitch Perfect soundtrack, More From Pitch Perfect.  I am not a fan of a cappella, and as such had no desire to see Pitch Perfect, but the song is undeniably catchy. Correctly assuming that it had not originated from the film I wanted to know more about it.

I found a lot of people arguing as to who wrote the tune and deserved credit for it.  It reminded me of the Glee/ Jonathan Coulton Baby Got Back controversy.    It took me all morning (and well into the afternoon) to untangle all of the misinformation out there about the song, and I figure there were…

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Avventure al mare

Facendo il bagno alla spiaggia di ***, alla signora Isotta Barbarino capitò un increscioso contrattempo. Nuotava al largo, e quando, parendole tempo di tornare, si girò verso riva, s’accorse che un fatto senza rimedio era accaduto. Aveva perso il costume da bagno.

Cose che capitano, durante la stagione estiva. Come rimediare? La signora Isotta Barbarino non si perde d’animo, “soffocò l’ansia che le cresceva dentro, cercò d’ordinare con calma i suoi pensieri”.

La signora Isotta e il suo costume nuovo, la signora Isotta e il suo corpo nudo, la signora Isotta e i molti nuotatori e avventori sulle barche. Passano le ore ma restano la vergogna e la paura. Come tornare a riva? A chi chiedere aiuto?

Il seguito si trova ne Gli amori difficili di Italo Calvino (L’avventura di una bagnante è del 1951). Ma questa non è la sola storia marina che si trova nel secondo volume dei Meridiani curati da Barenghi e Falcetto. Ci sono anche L’avventura di un lettore e L’avventura di un poeta, sempre ne Gli amori difficili; Pesci grossi pesci piccoli, negli Idilli difficili e un’intera sezione in Palomar (1983), Palomar sulla spiaggia: Lettura di un’onda, Il seno nudo, La spada del sole.

Buona lettura.

Con parole non mie

E’ giunta mezzanotte
si spengono i rumori
si spegne anche l’insegna
di quell’ultimo caffè
le strade son deserte
deserte e silenziose,
un’ultima carrozza
cigolando se ne va.

Il fiume scorre lento
frusciando sotto i ponti
la luna splende in cielo
dorme tutta la città…
solo va un uomo in frac.

Ha un cilindro per cappello
due diamanti per gemelli
un bastone di cristallo
la gardenia nell’occhiello
e sul candido gilet
un papillon,
un papillon di seta blu
s’avvicina lentamente
con incedere elegante
ha l’aspetto trasognato
malinconico ed assente
non si sa da dove vien
ne dove va…
Chi mai sarà
quell’uomo in frac.

Bonne nuite, bonne nuite
buon nuite, bonne nuite…

Buona notte!
Va dicendo ad ogni cosa
ai fanali illuminati
ad un gatto innamorato
che randagio se ne va.

(musica)

E’ giunta ormai l’aurora
si spengono i fanali
si sveglia a poco a poco
tutta quanta la città
la luna s’è incantata
sorpresa ed impallidita
pian piano
scolorandosi nel cielo sparirà
sbadiglia una finestra
sul fiume silenzioso
e nella luce bianca
galleggiando se ne van
un cilindro
un fiore e un frac.

Galleggiando dolcemente
e lasciandosi cullare
se ne scende lentamente
sotto i ponti verso il mare
verso il mare se ne va
chi mai sarà, chi mai sarà
quell’uomo in frac.

Adieu adieu adieu adieu
addio al mondo
ai ricordi del passato
ad un sogno mai sognato
ad un attimo d’amore
che mai più ritornerà.

Lala la la lala la la…