Un mondo immenso

di annixedda

C’è un giovane liceale, bello e sfacciato, anche se all’inizio non lo dà a vedere, che esce una sera, quasi per scommessa, per rimorchiare. Ed esce nella zona della città più frequentata da gay. Rimorchia, o meglio si fa rimorchiare dal più spregiudicato cacciatore che si aggira per quei locali. La storia di una prima volta.

Fatalmente, si innamora: comincia a tampinare il falco, scappa di casa, si fa ospitare dalla mamma del migliore amico dell’uomo che l’ha sedotto, in qualche modo riesce a diventare parte della sua compagnia e della sua vita.

Probabilmente anche il migliore amico è innamorato di questa creatura della notte (che ha un enorme successo – e quindi una marea di soldi – anche di giorno). Che forse non sarà innamorato, ma certo è geloso di lui. Si sente meno giovane, e a volte anche un po’ solo, ma non vuole rinunciare al suo “mondo immenso”.

Non è tutto qui, ovviamente, ma sarebbe impossibile raccontare in dettaglio una serie (per quanto breve, appena 20 episodi tra la stagione 1 e la 2) come Queer as Folk. La versione inglese, l’originale, è del 1999-2000. Se si tolgono schermi di computer larghi 50 cm, cellulari grandi come mani e grossi come polsi, e qualche reperto archeologico musicale (ma solo nella seconda serie) sembra girato ieri. E infatti ne esiste un remake americano.

In Italia (la fonte è Wikipedia, perdonatemi) fu La7 ad acquistarne i diritti, per poi non mandarlo in onda. Comprensibile comunque, la serie è realmente abbastanza esplicite. Ma pensateci: noi in quegli anni guardavamo Dawson’s Creek.

Un assaggio? Ecco a voi. (Dedicato a tutti i dipendenti dal cellulare e, ovviamente, ai sentimentali).

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