Live social: take the bus

di annixedda

Muoversi con i mezzi pubblici nel nostro Paese non è la più entusiasmante delle esperienze: talmente vero da suonare come un’ovvietà.

Io e mia sorella, però, non ci perdiamo d’animo. La Pianura Padana alle nostre spalle, la montagna davanti a noi, il tutto in una pratica mezza giornata di viaggio.

Salendo sul convoglio Trenitalia, il capotreno ci incoraggia: “Seconda e quarta carrozza hanno l’aria condizionata, le altre no. Scegliete.” Al 10 d’agosto la scelta non va certo meditata, saliamo sicure sulla seconda carrozza. Non serve nemmeno sederci per capire che condizionata riferito a quell’aria è una parola decisamente troppo grossa e dettata dall’orgoglio aziendale, o forse dall’onorevolissima intenzione di non fiaccare i nostri animi di fronte alle due ore e mezza che ci aspettano in quella calura.

L’aria condizionata di Trenitalia era uno straordinario esempio di comfort in confronto a quella del bus preso più tardi ormai a ridosso delle Dolomiti. Meno male che avevamo già lasciato la pianura e la temperatura era, almeno in teoria, un po’ meno soffocante anche fuori.

Muoversi con i mezzi pubblici, in Italia, non è entusiasmante, in particolare d’estate.

Ma ecco che una gentile e robusta signora moldava (anche se, ce ne scusiamo, la sua nazionalità precisa e reale ci sfugge), mossa a compassione comincia a sbuffare dietro la nostra testa. Che desideri entrare nell’inquadratura del nostro autoscatto in maniera originale o che abbia i suoi pensieri, il suo ci pare un comportamento quantomeno singolare.

Annixedda e sua sorella. Autoscatto

Annixedda e sua sorella in bus. Autoscatto

Fatto sta che l’autoscatto ci regala questo meraviglioso momento di fotografia e che al terzo “Fa caldo, che caldo” di mia sorella , la signora ci spiega l’arcano dicendo: “Io fa vento, per te…”

Ringraziamo e sorridiamo. Onestamente perplesse.

La foto (quella con le facce dentro l’inquadratura) l’abbiamo uploadata in tempo reale, ma l’essenza del nostro vivere social, in quel momento, aveva l’alito di una buffa signora moldava e i mille odori di un bus affollato alle sei di un pomeriggio di sole.

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