Un mattone + una crepa fa una storia

di annixedda

L’anno scorso, in Emilia, c’è stato un disastroso terremoto. Lo sapete. Una scossa piuttosto violenta è stata di notte. Personalmente sono schizzata fuori dal letto, pregando e pensando che durava una vita. Non credevo realmente di essere in pericolo, ma mi chiedevo dove fosse il terremoto. E come stessero loro, ovunque il terremoto fosse. In mano avevo il cellulare, ma non gli occhiali. Se avessi dovuto abbandonare casa sarei stata completamente cieca.

Non molto tempo dopo c’è stata un’altra scossa, in mattinata. Quel giorno ero a lezione in uno dei palazzi storici della nostra città. Una delle lezioni più noiose, inutili e boriose della mia intera esistenza. Se il palazzo ci fosse crollato sopra la testa, non avrei avuto nemmeno la soddisfazione di pensare “almeno ne è valsa la pena”.

Quei giorni, non molti sono stati gli edifici intaccati a Padova. Il palazzo storico in cui mi sono trovata è stato chiuso (e i lavori sono in corso finora) ma il terremoto non ha fatto danni, ha solo costretto a fare dei controlli. Un altro è stato la Basilica del Santo. Solo un pezzo di cielo blu, caduto da una volta: un buco che mi fa pensare ai crolli del 1997, ad Assisi. Ma il Giotto di Padova non subisce danni.

Il terzo edificio è una chiesa, quella di Santa Lucia, il centro di uno dei quartieri storici di Padova. Una crepa di 4 metri, centimetro più, centimetro meno. Da allora, la mia meta preferita ogni volta che ho ospiti padovani.

Questa è la storia di un terremoto. Ed è la storia di una serata passata ad alzare il naso nelle strade che di solito facciamo di corsa.

Campanili senza chiese. Mattoni, bifore e torri. Palazzi-torre di 20 (?) piani accanto a residenze medievali. Piazze razionalissime sopra (al posto di) fittissime residenze medievali. Oscar Wilde, tante parole. E una brezza leggera.

 

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