Fuori come va?

di annixedda

I più accorti tra i miei quattro lettori avranno notato che manca una storia all’appello… questa, quindi, è quella di ieri.

Vista l’ora, il buco che colmo oggi andrà a generarne un altro… ma è la storia della coperta troppo corta. Nel nostro caso ad essere troppo corte sono le giornate, ma va bene così.

Lo stile dell’attacco ve l’ha già fatto presentire… Ebbene sì questo è un altro post memorial-autobiografico. E adesso che avete pensato? Vi ho sentito. Ho sentito benissimo: “era meglio se non trovava il tempo neanche oggi”. Può darsi, ma ecco a voi un tuffo nella mia adolescenza pop-rock.

 

E’ il 2002 quando esce Fuori come va? di Ligabue. E’ il primo agosto quando canta alla Fiera di Cagliari. Io sono lì. Di quell’album conosco solo Tutti vogliono viaggiare in prima, il singolo che lo anticipava. Per il resto, una mia zia aveva avuto la bella idea, venuta chissà da dove, di farmi avere Buon compleanno Elvis qualche mese prima. Quel disco l’ho consumato. Quello, poi A che ora è la fine del mondo (collusione con la mia contemporanea passione per i R.E.M.) e poi, solo dopo, Fuori come va?. Erano tempi in cui i CD bisognava sceglierli bene prima di acquistarli, perché i soldi non erano tanti e la musica mai abbastanza. All’epoca, Ligabue era di sicuro un buon acquisto, concerto incluso.

Il concerto cominciava con Nato per me, di cui ricordo una videosequenza e il ripetuto “Dipende da me, dipende da te”*. Una promessa, una fede in cui credere: il concerto andò avanti magnificamente. Come dicevo, la maggiorparte delle canzoni mi era ancora sconosciuta. Cercavo di registrarle mentalmente per potere, una volta tornata a casa, cercarle e impararle. Quelle che sapevo mi mandavano fuori di testa.

Fuori come va? Luciano Ligabue, Wea 2002 (click per ascoltare)

Finito il concerto ricordo una me stessa che esagerando quanto si conviene alla beata adolescenza, saliva in macchina dicendo (urlando, in effetti, con le orecchie che ancora fischiavano), che Ligabue aveva capito esattamente cosa provavo io e che era stato straordinario e che per tutta quella gente lui era un mito. Anzi, che era un mito punto e basta.

Oggi, confessare di aver avuto una simile venerazione per Ligabue è quasi imbarazzante. Ma il punto è che ieri (non metaforicamente, proprio 24 ore fa), a sentire gli Anime in plexiglass dal vivo, mi sono resa conto che sapevo a memoria quasi tutte le canzoni, che la voce così simile a quella di Ligabue ancora mi emozionava, che alla frase “Ligabue all’Arena di Verona” la prima reazione sarebbe ancora: ok, andiamo subito. Insomma, pare che ogni tanto anche la me più disincantata lasci spazio a ciò che sopravvive (e speriamo lo faccia a lungo) di quell’altra me adolescente e innamoratissima di un cantante, delle sue canzoni, e della sensazione che ciò che avevi dentro si poteva urlare a squarciagola così perfettamente.

 

*Nemmeno il tempo di finire il post che già mi assalgono i dubbi. Era Nato per me o era Voglio volere (“io voglio un mondo all’altezza dei sogni che ho… voglio deciderlo io se mi basta o se no…”) Non mi ricordo, non cambia la sostanza. Ligabue mi prometteva che la mia vita la potevo prendere in mano e farla volare a livello dei miei sogni. E io ci credevo.

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