Cristallerie. Una storia comune

di annixedda

Interno, giorno.

Un salotto borghese arredato semplicemente ma con classe. Buona Coscienza lucida i bicchieri di cristallo, allineandoli perfettamente su un ripiano della vetrinetta. Ogni gesto è misuratissimo. Cattiva Coscienza entra in scena con fare noncurante, guardandosi intorno e, ogni tanto, prendendo un oggetto per guardarlo e poi rimetterlo a posto. BC rimane concentratissimo sul suo lavoro.

CC: Ciao…  (Continua a gironzolare. Silenzio) Che stavi facendo?

BC rimane concentrato sul suo lavoro. Ad un certo punto, comincia a spostare i bicchieri riordinati. BC si avvicina, li rimette a posto senza dir niente, e continua il suo lavoro. La scena si ripete identica.

BC: stavo sistemando.

CC: (pausa) Ah… Sembra interessante…

BC chiude la vetrinetta e continua.

CC: Posso aiutarti? (fa per prendere uno dei bicchieri)

BC: (lo ferma) Non serve, ti ringrazio.

CC (continua a guardarsi intorno oziosamente) Però, bello qui… E’ tutto molto… ordinato… (sposta alcuni oggetti) Bello.

BC (sempre più nervoso, ma continuando a lavorare) Esatto, molto ordinato.

CC (nota un soprammobile di vetro colorato, a forma di cigno. Si avvicina e lo guarda) Molto ordinato. Molto delicato… (lo prende in mano, BC si gira e va verso CC)
Molto bello…

BC: Lascia stare quel… (il cigno scivola tra le mani di CC, ma non cade. BC impallidisce) Rimettilo – subito – a posto.

CC: Certo. Certo, certo. Ovviamente. Così (lo poggia dov’era, BC si rilassa un po’). Ecco (allunga di nuovo la mano). Meglio, così (raddrizza il cigno, e ritirando la mano lo fa cadere). Ops.

 

(segue)

 

BC: L’hai fatto di nuovo…

CC: Scusa…

BC: L’hai fatto di nuovo!

CC: Scusa…

BC: Lo fai ogni volta, ogni volta così.

CC: Non l’ho fatto apposta…

BC: Perché fai così?

CC: Scusa…

BC: … ogni volta così…

 

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