Tutte le Anna della mia vita

di annixedda

Oggi si festeggiano S. Anna e Gioacchino.

Avevo pensato di raccontare la storia di S. Anna, madre di Maria, se non per fervore religioso almeno per meriti artistici, visto che a Padova le sue storie si trovano nel ciclo di affreschi della Sala della Carità e anche in quello della Cappella degli Scrovegni. Ma onde evitare la terza storia sacra della settimana lascerò a voi il gusto di scoprire l’episodio della verga fiorita, e vi intratterrò con una molto più interessante parentesi autobiografica, così che possiate liberamente rimpiangere che non vada avanti a fare agiografia.

Dario Varotari. La presentazione della verga fiorita, Padova, Sala della Carità.

S. Anna, per me, è la santa che se ti dimentichi di festeggiarla (festeggiarti) te la ricorda la banda. Dai miei 5 ai 9 anni abbiamo abitato a Cagliari, praticamente in Piazza Yenne, per chi la conosce. Dalla mia finestra vedevo tutte le processioni della città: S. Efisio a maggio, Cancioffali a Carnevale, Carlo Felice vestito a festa per il Cagliari in serie A. E, naturalmente, la banda la mattina di S. Anna. Perché anche se era una festa decisamente meno popolare delle altre, non poteva certo essere festeggiata meno rumorosamente. Non so se la consuetudine sia ancora viva.

Anna è anche il nome di una santa non cattolica: Anne Frank. La sua foto ha inseguito tutte noi da ragazzine, e tutte noi abbiamo letto con trasporto il suo diario, incoraggiate dalle nostre maestre. Un diario di nome Kitty. Imbattibile.

Un’altra Anna della mia infanzia è Anna Dai Capelli Rossi. Fortunatamente chi voleva fare lo spiritoso con me citava più spesso Lisa Dagli Occhi Blu, e Anna Dai Capelli Rossi non sono arrivata ad odiarla. Anzi, ho potuto venerare praticamente fino ad oggi il suo “cappello sulle ventitré” come uno dei misteri del mondo musicale, insieme alla “mala” e allo “sgarro” di Hanno Ucciso l’Uomo Ragno.

Però c’era un’altra Anna di canzone che non mi lasciava proprio in pace: quella struggente di Battisti. Ho odiato da subito e istintivamente il suo “Voglio Anna”, inesaudibile preghiera, monumento alla frustrazione.

Il posto di Battisti nel regno delle mie ansie l’hanno preso poi i Marlene Kuntz di 1°2°3° con “Anna sempre più tesa”, non più piagnucolato ma urlato.

Alle Anna che conosco di persona rivolgo solo un pensiero, per passare direttamente ad un’Anna del desiderio: quella che si è buttata sotto il treno (ah se i Peanuts fanno cultura!) e che io, alla mia veneranda età e non indifferente esperienza di lettura, confesso di dover ancora incontrare.

Post Scriptum

Volevo deliziarvi con una vignetta dei Peanuts, ma Keira Kneightley ha il monopolio sui risultati di ricerca di Google. Perciò non troverò mai più quella vignetta, ma soprattutto, visto che non so resistere a quell’attrice, sarò costretta a vedere il film anziché leggere Tolstoj. C’est la vie.

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