“E nessuno può resistere alla tua voce”

di annixedda

Giuditta è una vedova. Bella, e potente. Suo marito Manasse è morto per un colpo di sole, e lei si trova padrona di tutto ciò che gli apparteneva. Veste di sacco e digiuna, ma con la sua autorevolezza riesce a rimettere al proprio posto perfino i capi dei cittadini di Betulia.

Di fronte all’assedio di Oloferne, generale supremo dell’esercito di Nabucodonosor, gli Israeliti tentennano. Già meditano di consegnarsi al nemico se di lì a cinque giorni se il Signore non mostrasse un segnale di salvezza. Giuditta, invece, saggia e coraggiosa, chiede di poter compiere un’impresa fuori dalle porte della città. Altro che stare ad aspettare i piani del Signore (e piagnucolare se niente succede).

Bellissima, come da vedova non era stata mai, Giuditta esce dalla città. Tutti la notano: la notano gli anziani del consiglio, i giovani di guardia e poi gli uomini di Oloferne. Ovviamente, anche Oloferne la nota.

“Chi sei? E perché scappi via dagli Ebrei?”

“Sono empi, e verranno distrutti. La paura li spinge contro il nostro Dio. Ma io, invece, mi salverò”.

“Io non dirò il falso al mio signore questa notte”: Giuditta lo dice a Oloferne, ma la lusinga lo abbaglia. Giuditta ha un signore solo, e non è un uomo. Vive nell’accampamento, senza negare la propria identità: mangia solo ciò che ha portato con sé. La sua bellezza e il suo modo di parlare le garantiscono il rispetto di tutti. Con la sua ancella, ogni giorno, prega.

“Giuditta, mangia e bevi con noi, oggi…”

“Non contraddico il mio signore, e mi affretto a compiere ciò che sarà gradito ai suoi occhi.”

Troppo bere, e troppi bagordi: tutti sono fiacchi, incluso Oloferne. Giuditta, con due colpi, gli stacca la testa. Al mattino, il funzionario Bagoa pensa di trovare Oloferne con Giuditta, invece trova un corpo, senza testa. La disfatta è vicina, e inevitabile.

Giuditta ringrazia il suo signore, un dio vendicativo e potente, che non abbandona il suo popolo alla sete e alla disperazione, anche se per farlo è necessario sgozzare un uomo nel sonno.

Due colpi e un’invocazione, una bellezza che non perdona.

…ma nessun uomo potè avvicinarla per tutti i giorni della sua vita… né vi fu più nessuno che incutesse timore agli Israeliti finché visse Giuditta e per un lungo periodo dopo la sua morte.

(Giuditta 18, 22 e 25, La Bibbia CEI, Marietti 1980)

Ma chissà se uno solo dei Settanta, o uno qualunque dei teologi che hanno creato Giuditta, si è mai chiesto se a questa donna, se al popolo eletto spettasse mai un attimo solo, un momento di felicità.

Artemisia Gentileschi: Giuditta decapita Oloferne.

 

“E nessuno può resistere alla tua voce”

(Dal “Cantico di Giuditta”)

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