Che alle vecchie storie, qualche volta, è bene cambiare il finale

di annixedda

Oggi non ne ho voglia.

Non ho voglia, in primo luogo, di alzarmi. La sveglia mi fa piombar fuori dal mondo dei sogni con la sua perentoria cantilena. Ogni giorno la stessa: finirò per odiarla, questa canzone di Branduardi. La rimando. Di alzarmi, come dicevo, non ho voglia, e anzi mi pare anche un po’ ingiusto dover uscire dal mio bozzolo di notturna perfezione solo per finire in un mondo caotico e trafelato al quale di certo non servo davvero. Indugio un attimo tra il cotone delle lenzuola e la sensazione piacevole di un bacio che giusto nel sogno potevo avere.

Ma non ho voglia di rimandare ancora la sveglia né, tantomeno, di sostenere un’altra volta la lotta con quel richiamo imperioso e necessario. Quindi mi alzo.

Di lavarmi non ho voglia. O meglio: non ho voglia di “una doccia veloce”, giusto il tempo di mandar via il sonno e l’aria sudaticcia e pesante della notte. Pensando con rimpianto ad una bella doccia lunga, calda e rilassante, mi infilo sotto il getto caldo, a godermi quei pochi istanti di acquatica contemplazione.

Non ho voglia di uscire di corsa, quindi mi vesto alla svelta, con le cose già pronte dalla sera prima. Sapevo che non avrei avuto voglia, stamattina, di scegliere un bel nulla.

Come non ho voglia di guardarmi allo specchio. Ma immagino una faccia tra lo scarmigliato e l’allucinante, quindi me la sciacquo in fretta, e dopo un rapido colpo di pettine vado verso la cucina.

Non ho voglia di mangiare: a quell’ora del mattino, e già praticamente sulla porta, qualsiasi cosa mi andrebbe di traverso. Quindi prendo il pacchetto della colazione, da divorare per strada, insieme a quello del pranzo: non ho voglia di star male col cibo della mensa, quindi ho quasi tutti i giorni un panino o un pezzo di torta salata. Preparo io.

Non ho voglia di correre, come dicevo, perciò aspetto. L’autobus passa con il solito ritardo, il calcolo è preciso, salgo sul mezzo affollato.

Non ho voglia di far notare ai molti ragazzini che scorrendo verso l’interno (e parlando dei fatti loro con un trasporto meno coinvolgente) sarebbero d’intralcio agli altri passeggeri in misura molto minore. D’altronde non ho neanche voglia di rivelare che è questo esser felici e scemi, spontanei e appassionati che rende così speciali loro – e così invidiosi noi.

Dato che non ho voglia di farmi il fegato marcio guidando nel traffico ogni giorno, prendo una corriera: 50 + 50 minuti al giorno di inattività forzata. Posso leggere, scrivere, ascoltare musica, dormire. Oggi non ne ho voglia, quindi seguo paese per paese il corso della Riviera, con le ville e i ponti. Le anatre e le barche, ogni tanto.

Arrivo al lavoro. Non ho voglia di chiedermi che giornata sarà, se pesante o gradevole, quindi comincio subito a portarmi avanti con le cose da fare: prima le scadenze a medio termine (non ho mica voglia di ritrovarmi tutto all’ultimo momento!) poi le cose di routine (e in fretta, visto che non ho voglia di perder tempo in cose che ormai so fare a perfezione).

Non ho voglia di scappare via alla fine del mio orario, mi trattengo con i colleghi quel tanto che basta a non perdere la corriera.

E pon ho voglia di fare il solito tragitto, che è triste e noioso. Cambio strada, mi godo le fioriture di questa primavera inoltrata e i ciclisti che mi salutano cordiali. Uno scampanellante viavai di corridori e pensionati, qualche mamma e papà, con i loro bimbi.

Ho una visita dal Dottor Antico. Non ho voglia di sentirmi il solito personaggio pieno di idee confuse, quindi penso a lungo a cosa chiedergli. Meno che mai ho voglia di fargli capire quanto nervoso mi metta addosso incontrarlo, quindi faccio un respiro profondo e sfodero il mio più bel sorriso: in fondo è lì per risolvere problemi e non ho voglia di andarmene senza aver ottenuto piena soddisfazione.

Non ho voglia di pensare alla cena, quindi faccio un salto al supermercato e acchiappo le tre cose più veloci da cucinare in assoluto: del pane arabo, un avocado e del salmone affumicato. Una buona cena ipercalorica che andrà smaltita prima di andare a dormire: non ho voglia di avere incubi, quindi mangio appena possibile, e mi ritrovo la serata intera da spendere per me.

Non ho voglia di sottopormi al fuoco incrociato della tv, con le sue pubblicità rintronanti e i suoi programmi idioti. E non ho voglia di interrompere a metà un film con la sonnolenza che immancabilmente mi colpirà sul più bello: proseguo il romanzo che ho sul comodino, e che oltretutto non ho voglia di finire il prossimo anno, dato che è una storia appassionante e anche ben scritta.

Sul comodino ho anche il diario. Non ho proprio voglia di perdermi in frasi complicate e ritorte, dopo una serata calma come e questa, già pregusto il sonno pacifico e il morbido del cuscino. Scrivo solo: “Oggi non ne ho voglia”.

http://www.coopforwords.it/works/view/644

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